Trattamento della cistite

La cistite

La cosiddetta “cistite” è, soprattutto nei mesi caldi, la patologia più frequente nel sesso femminile: si tratta di una condizione patologica caratterizzata soggettivamente da aumento della frequenza urinaria, bruciori alla minzione ed urgenza minzionale. Questa condizione induce spesso le paziente a rapide terapie empiriche che si basano sull'uso per qualche giorno di dosi quotidiane di antibiotici, forniti in pratiche bustine solubili. Spesso la situazione viene dominata con questo semplice provvedimento, ma altre volte la patologia si ripresenta a breve termine o non viene guarita dalla terapia empirica. È allora che lo specialista si confronta con uno dei più difficili rompicapo clinici dell’urologia. Per porre diagnosi di questa malattia servirà un banale esame di urina che può dimostrare l’eventuale alterazione del pH urinario verso l’alcalinità, ovvero la presenza di  nitriti nell'urina, prodotti dalla fermentazione batterica. Un ulteriore indizio può venirci dallo studio del sedimento urinario dove compariranno leucociti, eventualmente emazie e batteri. Tutto questo in modo rapido e semplice può portare alla constatazione che un’urina “ sporca” può essere facilmente infetta. L'esame principale che ci confermerà la diagnosi è l'urinocultura: si tratta di prelevare le urine in modo più asettico possibile, per evitare che esse siano contaminate da fattori esterni. Nella donna tale prelievo non è sempre agevole, soprattutto nelle donne obese: può essere utile prelevare l’urina dopo aver iniziato il mitto, ma il rischio della contaminazione è sempre presente, tanto che in certe situazioni ed in certi paesi si preferisce addirittura la puntura sovrapubica della vescica per evitare errori. L'urinocultura consiste nel “coltivare” l’urina su determinati terreni di coltura sui quali si sviluppano eventualmente le colonie di germi presenti nell'urina: il germe più comunemente isolato (75% ) è l’Escherichia coli, che, come suggerisce il nome stesso, è un germe di derivazione intestinale, come quasi tutti i germi isolati in un'urinocultura.
Questa considerazione è fondamentale per capire il determinismo, la fisiopatologia e la storia clinica di un'infezione urinaria: si tratta di condizioni patologiche in cui sono coinvolti sempre gli organi e gli apparati presenti nella pelvi femminile. I germi che colonizzano l’apparato urinario provengono dall'intestino e così un problema intestinale o un’incongrua terapia antibiotica finiscono per danneggiare la flora saprofitica utile dell’intestino stesso facendo sviluppare in modo patologico germi patogeni. Stessa considerazione vale per l’apparato genitale: la capacità autodepurante della vagina è fondamentale per impedire ai patogeni urinari di svilupparsi: l’uso di dispositivi anticoncezionali o la menopausa portano all’alterazione della normale flora vaginale ed alla perdita delle capacità autodifensive, con sviluppo di germi patogeni. L’apparato urinario che si trova al centro è quindi  vulnerabile qualora i due apparati limitrofi non funzionino. Ulteriore fattore di rischio per la donna sono i rapporti sessuali che determinano praticamente un massaggio all'indietro dell’uretra favorendo l’eventuale risalita di germi verso la vescica. Vista così l’infezione urinaria diventa un indice di disequilibrio tra le capacità difensive e le possibili aggressioni all'organismo: stress, diete incongrue, uso continuo di antibiotici, menopausa o disturbi ormonali sguarniscono le difese e facilitano l’infezione.
Un moderno approccio terapeutico a questi problemi si basa  certamente sulle terapie empiriche monodose  o di pochi giorni, ma soprattutto sul ripristino di tutti i meccanismi di difesa: sarà utile l’uso continuo di enzimi digestivi, l'eventuale uso di estrogeni vaginali per ricomporre la flora batterica saprofitica, l'iperdiuresi e la diluizione della flora batterica  assumendo congrue quantità di acque oligominerali. Sono utili anche agenti fitoterapici come il mirtillo, il pompelmo o l’uva ursina che disinfettano naturalmente le urine. 
Oggi finalmente la cultura delle difese organiche sta prendendo piede, evitando l’uso continuo e dissennato di antibiotici che tanto danno ha fatto nei decenni passati.

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