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Transgender: Vaginoplastica e Falloplastica

Andrologia

L’incongruenza di genere, detta anche Disforia di genere (dal greco mal sopportare) definisce il senso di disturbo di un individuo che non si riconosce nel suo sesso come espresso a livello del fenotipo o nel suo genere “assegnato” dalla famiglia o dalla società.
 
A introdurre questo termine, nel 1971, furono Donald Laub e Norman. Dal 2013, data di pubblicazione del DSM-V, questa condizione non è più considerata un disturbo mentale ma una situazione in cui il soggetto transgender e perfettamente in grado di intendere e di volere.
Non riconoscendosi nel sesso di appartenenza (o assegnazione) la persona transgender può manifestare il desiderio di cambiare i propri connotati sessuali attraverso un insieme di terapie ormonali e operazioni chirurgiche.

In Italia generalmente si segue il protocollo ONIG, che prevede un sostegno psicologico per una durata minima di sei mesi, volto sia ad aiutare il paziente che ad accertare la presenza di un reale stato di incongruenza di genere. Una volta accertata l’incongruenza si può procedere con la somministrazione della cosiddetta TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) sotto la supervisione di un endocrinologo.

Recentemente in Italia l’AIFA ha deciso di inserire i farmaci ormonali per le transizioni di genere nell’elenco di quelli erogabili dal SSN (Servizio Sanitario Nazionale), nella categoria H. Ciò significa che potranno essere distribuiti gratuitamente nelle farmacie ospedaliere, questo varrà per tutte le persone che hanno ricevuto una diagnosi di incongruenza di genere da parte di un’equipe multidisciplinare e specialistica dedicata.

Il dott. Patrizio Vicini fa parte del Roma Gender Team, un centro specializzato nella chirurgia plastica estetica genitale e nel campo della DIG che si occupa di seguire il paziente nel percorso di transizione di cambio sesso o riassegnazione di genere o transizione sia MtF che FtM. Il servizio offerto al paziente è a 360°, inizia con il percorso psicologico e segue con l’intervento chirurgico pre e post operatorio, compresi gli aspetti logistici e legali dell’intero percorso rassegnazione chirurgica del sesso.

Pratiche chirurgiche

Interventi Adeguamento Maschio-Femmina (MtoF)
  • Vaginoplastica con tecnica inversione cute peniena
  • Vaginoplastica con lembo peno-scrotale
  • Vaginoplastica con tecnica retto-sigmoidea o colon-vaginoplastica
  • Mastoplastica Additiva
  • Femminilizzazione volto

Interventi Adeguamento Femmina-Maschio (FtoM)

  • Falloplastica con lembo di Pryor
  • Adenectomia o Mastectomia sottocutanea
  • Posizionamento protesi peniene soffici malleabili o idrauliche
  • Scrotoplastica e posizionamento di protesi testicolari
  • Uretroplastica
  • Metoidoplastica

L’intervento di vaginoplastica rappresenta l’intervento di riconversione andro-ginoide e può essere effettuato con le seguenti metodiche chirurgiche:

  • Tecnica del Flap peno-scrotale: la neovagina viene ricostruita con cute del pene e dello scroto
  • Tecnica dell’Inversione di cute peniena: la neovagina viene ricostruita con il tessuto del pene
  • Tecnica di Perovic: prevede l’utilizzo di un segmento di uretra per il confezionamento della neovagina
  • Colon-Vaginoplastica: prevede l’utilizzo del colon per la creazione della neovagina

L’intervento di cambio di sesso con Vaginoplastica si basa sul completo disassemblamento penieno (successivo ad orchiectomia bilaterale) e sull’utilizzo di tutti i componenti anatomici disassemblati (eccetto i corpi cavernosi) per la vaginoplastica.

L’intervento chirurgico di cambio sesso Uomo vs Donna, ossia appunto la vaginoplastica, prevede che tutte le strutture anatomiche dell’apparato genitale femminile vengano ricostruite in un unico momento.
La clitoride viene ricavata dalla riduzione del glande preservando il fascio vascolo-nervoso penieno; così confezionata la neovagina avrà una lubrificazione naturale ed un’eccellente sensibilità.

Per quanto concerne la donna, invece, il discorso e un po’ più lungo e articolato.

Intervento Chirurgico Cambio di Sesso Donna-Uomo 

L’intervento chirurgico di falloplastica rappresenta un percorso molto impegnativo e complesso nell’ambito della chirurgia ricostruttiva genitale.
Il pene e l’uretra maschile (molto più lunga di quella femminile) consentono all’uomo funzioni uniche ed estremamente difficili da ripristinare come erezione, eiaculazione, mitto urinario in stazione eretta.

Fasi chirurgiche: 

1) Per quanto riguarda la ricostruzione del neofallo negli anni sono state proposte molte metodologie chirurgiche che utilizzano diversi innesti liberi di tessuto, tuttavia nessuna consente una ricostruzione peniena soddisfacente.
Uno delle metodi più comuni e diffusi utilizza per la falloplastica un tessuto prelevato dall’avambraccio. Tale intervento lascia pero una sgradevole cicatrice, vi sono complicazioni uretrali (fistole e stenosi uretrali), e spesso si ricostruisce un pene di piccole dimensioni che non consente il posizionamento di protesi peniene.
Un’altra metodica prevede l’utilizzo di un lembo cutaneo e sottocutaneo addominale il cosiddetto Lembo sovrapubico di Pryor con associata addominoplastica per un migliore risultato estetico.
Un’altra ulteriore metodica è stata proposta dal Prof. Sava Perovic, che ha sviluppato una tecnica che utilizza innesti liberi di latissimus dorsi, ossia del muscolo latissumus dorsale.

2) La ricostruzione dell’uretra o uretroplastica è necessaria per poter consentire al paziente di urinare in posizione eretta. Tale procedure è gravato da altissima percentuale di complicanze: la fistola uretrale, la stenosi ed i diverticoli, soprattutto quando si effettuano nello stesso tempo sia l’intervento di falloplastica che quello di uretroplastica e proprio per tale motivi in molti centri non viene eseguita frequentemente e quasi mai contemporaneamente alla ricostruzione neofallo.

3) La ricostruzione chirurgica del neoglande con rimodellamento del glande viene eseguita contemporaneamente alla falloplastica oppure con una procedura attraverso la tecnica di Norfolk modificata.

4) L’impianto di protesi peniena è necessario ai fini della funzione sessuale in quanto permette la penetrazione ed un rapporto sessuale soddisfacente. L’impianto è effettuato dopo aver completato la ricostruzione del neofallo. Possono essere utilizzate vari tipi di protesi peniene: malleabili, soffici, idrauliche bi componenti ed infine idrauliche tricomponenti impiantando però un solo cilindro protesico. La protesi può essere stabilizzata ed ancorata al periostio della sinfisi pubica. La pompa può essere impiantata nel neoscroto precedentemente creato. La protesi peniena deve essere impiantata almeno 6-8 settimane dall’intervento di falloplastica. Il rapporto sessuale può essere ripreso dopo 12 settimane dal posizionamento delle protesi peniene.

Principali problematiche che il paziente si trova ad affrontare 

L’aspetto psicologico è fondamentale, perciò il paziente va opportunamente seguito dall’inizio della transizione fino all’intervento, senza però trascurare il periodo post operatorio.

Sempre più spesso, a causa delle difficolta burocratiche che incontrano e a causa delle lunghe tempistiche italiane, i pazienti sono indotti a cercare all’estero delle strutture disposte a venire incontro alle loro esigenze.

Bisogna considerare che la fase pre-intervento è molto delicata, necessita di una terapia ormonale e visite specialistiche prima di poter affrontare l’intervento di cambio sesso. Non avere un supporto medico costante e vicino sia fisicamente che mentalmente, può spesso portare il paziente a commettere errori, a non seguire adeguatamente le prescrizioni mediche e a non poter usufruire di un’assistenza immediata proprio perché il medico che dovrà effettuare l’intervento vive all’estero e spesso potrebbe non essere disponibile. Proprio perché la terapia ormonale prosegue anche dopo l’intervento, il paziente quindi continuerà a necessitare di un’adeguata assistenza e di un costante supporto medico.

Da non sottovalutare poi sono le eventuali complicanze post intervento, che possono presentarsi anche dopo settimane dall’esecuzione dello stesso.

L’esistenza di centri come il Roma Gender Team permette al paziente di essere completamente affiancato nel percorso di transizione, cosa che all’estero spesso non avviene.

Fonte articolo: mangiatoridicervello.com

Per prenotare una visita: 06 807 771